La preda

Aria limpida. Penetra nelle narici, lungo la barba, tra i capelli. Sta facendo giorno, in lontananza il mare accompagna un cielo che non conosce impurità. L’aurora infuocata sembra provenire direttamente dalla bocca del Vulcano che schiuma.

L’Uomo lo vede, benché non riesca a coglierne la distanza. Si rende conto però che è lontano, molto lontano, oltre quel mare che nasconde meraviglie.

L’uomo si riposa. Ha cacciato tutta la notte, qualunque cosa si
muovesse. Il suo sguardo è stanco ma appagato, il suo corpo sente freddo ma non tanto da indurlo ad andare via.

Vuole godere di quel paesaggio. Fantastica: il Vulcano che vede oltre il mare è la boccamadre del Mondo. Schiuma suoni che hanno nei colori il loro codice. Ora il grigio larvato della lava rarefatta, ora il bianco schiumoso delle nuvole, ora il fluire roseo dell’aurora celeste. Oggi i colori sono propizi, il Vulcano gli manda buone sensazioni, e anche il cielo è con lui.

Nel villaggio, il cibo sarà divorato in poco tempo, occorre già pensare alla prossima caccia, al prossimo giro del cielo.

Ma non adesso.

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