Plasmon

Farina lattea.

Si otteneva maltizzando la farina di frumento con il latte. Ma non bastava, il prodotto doveva essere ancora più energetico. Al Centro Sperimentale del Latte di via Salasco si studiarono diverse ipotesi, fino a che non si provò ad acidificare il latte in modo tale che a una certa temperatura le proteine potessero essere isolate. Si ottenne dunque un precipitato proteico niveo e flocculento fatto di caseina, lattoalbumina e lattoglobulina. Questo prodotto fu integrato con un biscotto lungo e friabile prodotto da diversi anni da una biscotteria locale che aveva sede in via Cadolini, a Calvairate. Il risultato fu una bomba energetica che valeva la pena commercializzare su larga scala. Molte latterie del milanese fornirono le materie prime, mentre le prime, rudimentali forme di marketing capitalistico ideavano l’immagine dell’atleta romano che batte un gong il cui rimbombo produce il suono “Plas—monnnn”.

Fantastico.

Il signor Bassani, che era stato l’ideatore di questo circuito produttivo, rilevò la biscotteria e vi impiantò una serie di macchine adatte alla produzione su larga scala. Erano gli anni Cinquanta del secolo Ventesimo, e andavano di moda i distributori di bibite e i juke box. Ispirandosi a questo principio, Bassani fece impiantare uno spray dry per la produzione e la vendita del Plasmon puro. Gli affari andavano bene, lo Stabilimento si allargava fino a produrre altri prodotti per altri segmenti di mercato: la pastina e il semolino per le pappe per esempio, integrati con il miracoloso prodotto. Tutto questo successo attirò l’attenzione di un colosso americano del settore alimentare, la Heinz, che rilevò lo stabilimento e avviò la produzione di una linea di omogeneizzati e pasti pronti in vetro, opportunamente pastorizzati e sterilizzati, a base di carne, verdura, frutta. Più avanti, fu aggiunta anche una linea di succhi.

Nasceva il cibo industriale per bambini. Un grande, enorme seno tecnologizzato e democratico che garantiva nutrimento a tutti i bimbi, sganciando la nutrizione dalla genetica delle madri: nasceva il bimbo-Plasmon. Oltre che l’area marketing, quella commerciale e l’area amministrativa, del bimbo-Plasmon se ne prendeva cura anche un centro di ricerca sperimentale di altissimo livello: pediatri, nutrizionisti, medici di ogni tipo che garantivano una adeguata sicurezza del prodotto e una capillare diffusione nelle farmacie e, dopo un po’ di tempo, nei supermercati. Perché Plasmon, all’inizio, era concepito alla stregua di un farmaco, tanto era energetico e ricco il prodotto. Col passare degli anni la Plasmon fu via via acquisita da altre aziende, contribuendo alla nascita e all’espansione del latte da svezzamento industriale.

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