Il mito del puma

Intervento in occasione dell’80 anniversario Strage nazista di Rizziconi.

Comune di Rizziconi, 21 dicembre 2023.

Per diversi decenni la continua mitologia della destoricizzazione, secondo cui questa è terra di vinti inadatti alla Storia, ha proposto il racconto dello sbarco degli alleati in Calabria e della conseguente ritirata italo-tedesca, come una passeggiata di piacere in cui un esercito straniero, estremamente forte e ben organizzato, ha spazzato via le pavide resistenze italiane, messo in fuga i temibili tedeschi e ristabilito l’ordine illuminista, progressista e occidentale.

Il mito nasce da un testo di fondamentale importanza, che tuttora costituisce una delle fonti di maggior valore su quel periodo, che è the Canadians in Italy del colonnello canadese Gerald William Lingen Nicholson; proprio da questo testo infatti nasce la famosa favoletta degli alleati che si acquartierano a Reggio nei Giardini Zoologici dove, cito testualmente, “the stiffest resìstance of the day” came from an escaped puma which was “seemingly taking a fancy to the Brigade Commander”, cioè “la resistenza più agguerrita del giorno” fu opposta da un puma fuggito che “apparentemente si era invaghito del Comandante di Brigata”.

Impressionante è anche il fatto che, in tutte le 876 pagine del meticolosissimo racconto di Nicholson, non solo non viene mai menzionata la strage oggetto dell’incontro di oggi ma non viene riservato nessun riferimento nemmeno al Paese di Rizziconi che eppure rivestiva una posizione di grande rilievo, se è vero che nelle campagne circostanti si erano già acquartierate le forze tedesche. Su quel famoso 6 settembre, Nicholson ci dice che a partire da quella data la Quindicesima Brigata si era stabilita a nord di Gioia Tauro. Le forze alleate a quel punto avevano il comando completo del mare e dell’aria e il nemico aveva chiaramente perduto la roccaforte dell’Aspromonte. Fu a partire da quella data inoltre che lo Stretto di Messina fu aperto alla navigazione alleata per la prima volta dalla dichiarazione di guerra dell’Italia del giugno 1940.

Sappiamo inoltre che il 5 settembre, intorno alle 15 del pomeriggio, gli alleati erano a Delianuova e che di seguito ricevettero l’ordine di proseguire verso Santa Cristina – Oppido – Cittanova, in modo da creare una cerniera lungo la dorsale aspromontana occidentale che avrebbe fatto della Piana un cul de sac per i nemici, oramai in realtà in gran parte spariti e, nel contempo, avrebbe concesso alle forze alleate la possibilità di congiungersi con gli altri reparti provenienti dalla dorsale jonica. E infatti da Cittanova gli alleati ripiegano in seguito verso Locri mentre l’area della Piana diventa una via di fuga per i tedeschi, che si proiettano verso nord cercando di rallentare l’avanzata alleata. Possiamo dunque dedurre che alleati e tedeschi erano molto più vicini tra di loro di quanto si possa immaginare (e uno scontro diretto tra i due eserciti sarebbe avvenuto due giorni dopo, con gli italiani della Nembo che incontrarono i canadesi proprio sopra Santa Cristina). E a questo punto mi piacerebbe richiamarmi a una testimonianza diretta di quanto affermo, secondo cui la mattina del 6 settembre, giorno della strage, un soldato neozelandese, ferito, era stato portato a Rizziconi, presso l’ambulatorio del medico del paese, su un carro, per farsi curare dalle ferite inflittegli dagli stessi paesani per punirlo di una presunta molestia che aveva attuato nei confronti di una donna del posto – la testimonianza orale e registrata mi è stata resa dal prof. Inzitari, oggi scomparso, il cui ricordo oggi mi permetto di omaggiare. Eppure, di questo soldato non ve ne è traccia, a quanto mi risulta.

I tedeschi del resto erano estremamente nervosi: l’armistizio non era stato ancora proclamato ma la resa era stata già firmata il 3, proprio a ridosso dello sbarco alleato in Calabria, avvenuto, ricordiamolo, la notte tra il 2 e il 3 settembre del 1943. Combattevano in un paese straniero, adesso nemico e con un esercito potentissimo e organizzato che li incalzava. Dalla costa ionica inoltre, in ritirata dalla Sicilia, scorrazzava la Divisione Goering, famosa poi per l’impressionante quantità di eccidi compiuti lungo la risalita. Altri fatti accadono in quei giorni: va certo ricordata la fucilaizone di Cipriano Scarfò il 25 agosto a Taurianova ma un episodio a mio avviso più significativo, se lo mettiamo in relazione a quanto accaduto poi a Rizziconi, avvenne il 17 agosto a Santa Eufemia: nasce una colluttazione tra soldati italiani e tedeschi in una piazza del paese, per una moto che presumibilmente i soldati italiani avevano rubato ai tedeschi. Durante la colluttazione viene ucciso un soldato tedesco. Per rappresaglia, questi ultimi puntano i cannoni contro l’abitato. Per fortuna, interverrà l’Arma dei Carabinieri dissuadendoli. Viene da chiedere per esempio anche questo, in relazione a quanto accaduto a Rizziconi: come mai è venuta a mancare l’attività di mediazione dei Carabinieri? E ancora, sempre ad agosto del ’43, a Palmi, Vincenzo Borgese, un possidente, sorprende alcuni soldati tedeschi mentre rubano nella sua proprietà. Alle sue rimostranze, i soldati lo uccidono sparandogli. A Sitizano feriscono a calci e pugni due persone, Rocco Gambrea, un autista di Palmi e Gaetano Messineo, una guardia campestre. Dopo averli picchiati, gli sparano, ferendoli. L’8 settembre, a Locri, due soldati italiani imbattutisi in una colonna di macchine tedesche nei pressi di Locri (non è chiaro il reparto di appartenenza) saranno catturati e, al loro rifiuto di combattere con loro, saranno spogliati nudi, appesi ai rami di un albero di ulivo e squartati. Gli alleati, dal canto loro, si concedettero il lusso di risarcire la popolazione con sigarette e cioccolate dopo i pesanti bombardamenti che iniziarono ad attuare già da febbraio, come quelli di Catanzaro, Gioia Tauro, Amantea, Cittanova, solo per ricordarne alcuni, che fecero altrettante stragi. Insomma, le restituzioni storiche, le cronache scritte e orali, ci consegnano il ritratto di una società in preda a pesanti sismicità, per niente impigrita o indifferente, per niente ignara di quanto stava avvenendo.

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