Di un fatto mistico e crudele

Le curve che portavano al paese si insinuavano con gradevole simmetria lungo la collina. Il borgo era lì dal 1783, dopo che il Grande Flagello aveva obbligato a spostare le fabbriche più su. In realtà all’inizio si trattava di due agglomerati diversi che poi col tempo si unirono. Il corriere conosceva già quella strada, negli ultimi anni si era trovato a percorrerla più e più volte. Consegnava di tutto: libri, materiali, mobili, vestiti. Qualunque cosa avesse il timbro della trasportabilità. “Un giorno potranno essere spedite persino le case”, pensava. Non era di quelle parti, per cui non conosceva nessuno, anche se col tempo aveva familiarizzato con alcuni del paese, gli integralisti delle consegne online soprattutto. Non erano mai andati oltre un buongiorno, un buonasera o uno scambio di nomi. Tuttavia il corriere conosceva le loro abitazioni, in alcuni casi persino le loro abitudini, tanto da gestirsi le consegne in relazione agli orari di lavoro dei destinatari. Quel giorno c’era da consegnare un pacchetto direttamente alla chiesa locale. Era certo molto strano che non vi fosse riportato un singolo destinatario ma c’era genericamente scritto “Alla Parrocchia S.S. Vergine Madre.” Il pacchetto era ordinario, sigillato con il nastro adesivo marrone, leggerissimo. Il mittente non era ben visibile, la dicitura era sbiadita come se delle dita avessero più volte sfregato sopra l’indirizzo. Nella lettera di vettura l’impiegato, evidentemente senza porre troppe domande, aveva induttivamente inserito il nome di qualcuno, una donna forse, ma il corriere non si era preoccupato di decifrare quel nome.

Fabio, questo il nome del corriere, fece il suo ingresso in paese e parcheggiò il camioncino in piazza. Era un lunedì come tanti, si aspettava di trovare il bar, la banca, il negozio di alimentari, il tabacchino aperti ma notò subito che era tutto chiuso.