Spazi ultraterreni, edenici.
Fauna infantile: ragazzini in bici percorrono traiettorie pigramente zigzaganti. Ragazzine con le trecce e le ginocchia sbucciate litigano in nome della Strega comanda colori.
Un piccolo ammasso di terra. Pagnotta sibila «Eeeench, eeeen-ch» mentre il camion che tiene in mano rimorchia terra.
Palloni, due o tre. Altrettanti ragazzini si sfidano a battere le punizioni. La porta è un ingresso di ferro con una scritta di vernice: c’è scorrettamente impressa la parola “garace”.
Spazi ultraterreni, edenici.
La rruga, d’estate, si anima dalle nove di mattina alle otto di sera. Lo spazio è di circa quaranta metri di lunghezza per dieci o quindici di larghezza. La rruga è uno slargo parallelo alla via principale del paese: riparata da case ai lati, è invece aperta agli estremi. A delimitarne i confini: una grande casa da un lato, che copre tutti i quaranta metri. Quattro case una accanto all’altra nel lato opposto; una strada che la taglia, da un estremo, e una strada che chiude parzialmente lo spazio, se non per una piccola stradina, dall’altro estremo.
