Del tempo che Capitano Findvs riservava agli esercizi spirituali. Di come un giorno s’illuminò. Di come nacque il celebre sorriso sui sofficini


Capitano Findvs era solito trascorrere lunghe ore compiendo esercizi spirituali, impartitagli talora dal Liberto Epitteto, talora da giovani filosofi dell’Accademia Stoica, talora da mercanti provenienti da mondi remoti. Egli pertanto apprese a dominare il respiro nei momenti in cui sentiva pervadersi dalle turbolenze dell’animo, o contare il numero delle colonne del tempio di Venere Genitrice in ordine progressivo e nel suo contrario, o concentrare il suo sguardo su un pino qualunque della sua villa in modo da portare tutta la sua attenzione su quel vegetale tanto comune tra i cittadini di Roma quanto da essi stessi trascurato. Talvolta invece, amava compiere lunghe passeggiate lungo la via Appia, e celebre è l’aneddoto di un mercante che una sera lo vide vagare per quella via, poco fuori l’Urbe, e offrendosi di riaccompagnarlo, ottenne per tutta risposta dal Capitano le seguenti parole: “caro viandante, lascia solo colui che vaga, perché è nella migliore compagnia: quella di se stesso”.
Tuttavia, da un po’ di tempo il Saggio Uomo, così devoto agli Dèi (innumerevoli le
volte che bruciò dell’incenso in onore di Venere, dopo la conta delle colonne) non trovava pace nemmeno durante questi momenti. Né amava più le sue attività, vedendo oramai i bastoncini e i sofficini solo come del semplice merluzzo ricoperto di morbida panatura.
Fu durante questi giorni che egli ebbe la fortuna di incontrare per caso in una via
dell’Urbe un vecchio mercante greco di sua conoscenza, affrancatosi oramai da tanti anni e dedito al commercio di olio dal Peloponneso. Egli lo osservò gustare del pane condito con un filo d’olio, un poco di erbette dal buon odore fresco e pochissimo sale proveniente dalle rotte della Numidia. Lo vide mangiare con grande gusto, dopo essersi apparecchiato un’umile tavola adagiando un lembo di stoffa della sua lunga veste su due piccoli massi. Dopo lo vide ricavare una piccola capiente tazza dal suo copricapo, e abbeverarsi di acqua fresca proveniente dalle sorgenti della Tuscia. Il Capitano, benché riconosciutolo, gli si volle avvicinare solo dopo averlo fatto terminare il pasto, e, salutatolo e chiestogli il permesso di sedersi accanto a lui, gli disse: “La tua saggezza sta nel trovare tanto giovamento e felicità da un gesto così umile. Ma come fai?”.

Il commerciante greco gli sorrise, lo invitò a gustare dell’altro pane con lui, e gli disse:

Mi riposo adesso da un viaggio lungo la Tracia, ho attraversato poi la collana di monti all’opposto della rotta del maledetto Annibale e attraversato i decumani di un’infinità di campi lungo la Padania. Ho fatto delle soste, ma è da giorni che viaggio. Ecco perché questa fetta di pane con l’olio e quest’acqua è per me così importante. Perché significa che il mio viaggio è terminato.

Fu a quel punto che Capitano Findvs si illuminò. Non erano gli esercizi e le azioni in sé a dargli serenità, ma l’intenzione che egli dava a tali gesti. Così volle salutare il saggio mercante e recarsi di corsa in uno dei suoi stabilimenti di merluzzo e, fattosi preparare un abbondante piatto di croccanti sofficini, decise di incidere uno di essi, in modo che il latte caprino contenuto al suo interno fosse del tutto identico a un invitante sorriso. Egli ne fu assai contento, e ne mangiò con letizia ben più di dieci, e bevve del vino Lucano in gran copia e si concesse anche dopo una piccola e lieve danza di gioia insieme ai suoi salariati.
Di ritorno a casa, mi confidò di non avere più bisogno dei suoi esercizi: egli era felice, perché aveva capito che la vita svanisce se non siamo noi a dare significato alle cose, che è questo il nostro unico Dovere nel mondo, e che non sono le parole a fare felici gli Uomini, ma la loro Condotta.

Questo scrivo, ripensando al mio amato Capitano, affinché nella Notte inquieta del nostro Tempo ci sia umilmente di insegnamento che la Vita Mentale deve essere sempre di governo e indirizzo alla Vita Pratica, ma guai se la soverchia