Della topografia

Vorrei disegnare una topografia dei baci felici, mappare questa urbana compostezza con un segnale terreno, una vita passata, in modo che un giorno gli archeologi che faranno riaffiorare alla luce i resti di questi posti non sapranno capire a cosa erano dovuti quei profumi che impregnavano gli schienali delle panchine, quell’assembramento clandestino di sigarette fumate velocemente – su molte delle quali verranno trovate tracce di rossetto, traccia di donna dunque; mentre, su altre, tracce di comune saliva che faranno naturalmente e con noncuranza risalire a bocca di uomo. Allora si diranno tra di loro che probabilmente un uomo e una donna, un ragazzo e una ragazza, un bambino e una bambina si riunivano lì, proprio lì, e che sicuramente trascorrevano del tempo insieme, a parlare, e dalla sempre più uniforme distribuzione di rossetto sulle sigarette il più bravo di loro dedurrà che a un certo punto l’uomo se ne sia andato, ma il più furbo di essi invece, il più furbo e inquieto tra la comunità di archeologi riunitisi per capire cosa facevano le persone in una giornata di diecimila anni fa, a Milano, egli si alzerà di scatto e farà inorridire i colleghi poiché dirà che non è vero che l’uomo, il bambino, il ragazzo, se ne è andato, ma tutt’altro: l’uniforme distribuzione del rossetto nella sigaretta era dovuta senz’altro al fatto che i due si sono baciati – e quanto sarà difficile per lui spiegare che cosa significa questo verbo, arriverà a mimarlo destando scandalo, scandalo antico. E allora disserterà, dirà che un tempo le persone si baciavano e si tenevano per mano, dirà che forse in questa devastata urbe antica c’erano due che si sono baciati tanto poiché in tanti luoghi della città si sono trovate tracce di tali sconvolgenti approcci: i due privilegiavano, forse, anche baciarsi mentre camminavano. Ma che follia.

Altre letture

Post navigation