Reggio ’70: alcune riflessioni

Intervento durante un interessante e utilissimo incontro con lo scrittore e studioso Fabio Cuzzola, 21 gennaio 2023, Centro Padre Pino Puglisi, Polistena.

Fabio Cuzzola si occupa di saggistica e di narrativa e ha scritto diversi libri sia come singolo sia come parte di collettivi di scrittori.

Dal punto di vista saggistico, Fabio si è occupato dei fatti di Reggio attraverso diverse produzioni:

Personalmente, sono legato molto alla sua prima produzione, perché è uscita nel 2001, in anni in cui studiavo all’università tra Perugia e Bologna, e vi assicuro che questo testo circolava di mano in mano tra noi studenti calabresi in tutta Italia, da Roma a Padova a Torino a Milano, da Firenze a Cosenza a Bari. Era un testo che rivestiva un ruolo di grande importanza per diversi motivi: il primo, era che parlava di un episodio all’epoca sconosciuto, e riguardante l’operato di un gruppo di anarchici reggini a ridosso dei fatti di Reggio del ’70 e della strage nei pressi della stazione di Gioia nel luglio del ’70. Il secondo era la mia generazione (io sono nato nel ’79) era cresciuta con questo contro-mito della rivolta di Reggio come fatto tutto sommato periferico, manovrato da quattro cialtroni fascisti, e dovuto solo a una questione di campanile, con una onomastica da commedia all’italiana fatta di principi, baroni e un politico con un curioso nome da comico. E invece questo libro di Fabio cominciava ad allargare lo sguardo a diversi altri aspetti, che ci hanno resi consapevoli che eravamo stati vittime di una narrazione denigratoria e minimizzante di quei fatti. Potere epifanico della scrittura quindi.

Da questo libro poi è stato tratto uno spettacolo teatrale dal titolo “’70 volte sud”.

Poi nel 2007 è arrivato un altro libro, che personalmente reputo tra le migliori produzioni saggistiche sui fatti di Reggio, soprattutto perché è estremamente cronachistico e documentato; è un libro che fa poche chiacchiere, perché l’autore ha capito che sui fatti di Reggio di chiacchiere se ne sono fatte tante ma di storia se ne è fatta poca. Il libro si intitola “Reggio’70, Storie e memorie della rivolta”, che è stato adottato anche in alcuni corsi di laurea e ha ottenuto un buon successo anche all’estero. Il lavoro di Fabio è poi continuato con un bel libro fotografico, stavolta più essenziale, sui medesimi fatti dal titolo “Fuori dalle barricate”, del 2010. Libri che oggi dovrebbero essere in tutte le scuole calabresi e italiane. Perché abituiamoci a pensare al fatto che qui stiamo parlando di un tema nazionale.

A partire dall’anno scorso poi Fabio sta portando avanti uno spettacolo teatrale scritto con Filippo Nicosia dal titolo “Dal nero al rosso, i treni all’incontrario”, questa volta sugli episodi dei treni per Reggio del 1972.

C’è poi una importante attività narrativa che Fabio conduce sia con il collettivo Lou Palanca e sia con il collettivo Dan Faton con testi come “Ti ho vista che ridevi”, “Blocco 52”, su Luigi Silipo, “Il cammino degli eroi”. Narrativa storica si può definire, testi ibridizzati che stanno a cavallo tra episodi realmente esistiti e prose volutamente libertarie se non estetizzanti, come nell’ultimo libro, testi la cui analisi richiederebbe un incontro a parte.

Ora, veniamo al tema di questo incontro, e inizio a preparare il terreno per alcune domande che ti vorrei rivolgere:

Ci sono alcuni aspetti che mi hanno colpito rispetto alla paccottiglia retorica della “rivolta di destra” che ha colpevolmente consegnato questo decisivo momento della storia italiana a un fatto localistico, mosso da un risentimento campanilistico, seguendo sempre lo stesso registro quando si parla di storia meridionale: minimizzare, sminuire, ridicolizzare.

Bisogna prendere in considerazione il fatto che esistono lotte di potere prepolitiche che riguardano la legittimazione a farsi garanti del corretto uso del linguaggio. Cioè il potere lo detiene chi è legittimato a dire che cosa è giusto e che cosa non lo è. Per esempio, questo episodio di Reggio è definito “rivolta”, oppure “moto”, e su questo, attenzione, ha una forte colpa anche la storiografia di sinistra, che non ha mai accettato di buon grado il fatto che una insurrezione popolare non sia stata farina dei partiti di sinistra (anzi, se mai ne sono stati i principali nemici, Mancini docet, ma anche il democristiano Misasi) ma addirittura democristiana prima, e di destra dopo. E questo va detto, se vogliamo essere intellettualmente onesti. Così come va detto che, cito il saggio di Fabio, nel 1970, la Calabria era la Regione d’Italia con la più alta percentuale di elettori di destra (4.6%) ma tra le tre province, quella di Reggio aveva le percentuali più basse. Il serbatoio elettorale dell’MSI infatti era in gran parte nelle province di CZ e CS.

Ora, questo mito di Reggio città fascista non sarà un’altra tendenziosa inesattezza storica?

Ma non è stata una rivolta, né un moto, e già in questo c’è un tentativo di minimizzazione molto pericoloso. È stata una insurrezione popolare vera e propria, da paragonare (nei suoi aspetti logistici e “militari”, e non politici) alla Comune di Parigi, a certe sommosse della Belfast degli anni Settanta, e alle 5 Giornate di Milano. Di molto superiore, per potenza esplosiva, durata e coinvolgimento popolare, ai Moti milanesi contro il generale Bava Beccaris e ai fatti del G8 di Genova. A Reggio furono assaltate le armerie, circondata la Questura, realizzate numerose barricate, proclamata una Repubblica, bloccato navi e treni, piazzati ordigni. Creata una Repubblica. Per mesi.

Ora, la Treccani definisce una rivolta come:

2. L’azione e il fatto di rivoltarsi contro l’ordine e il potere costituito (è più che sommossa, ma indica azione più improvvisa e meno estesa e organizzata rispetto a rivoluzione): dopo qualche giorno scoppiò una r.; reprimere, domare la r.; spegnere, soffocare nel sangue una r.; r. popolare o di popolo, r. militare, r. di contadini; r. carceraria; città, paese, popolo, esercito in rivolta. In partic.: a. Nel diritto penale militare di pace, reato commesso da un gruppo di quattro o più militari che, mentre sono in servizio armato, rifiutano o omettono di obbedire a un ordine di un superiore, oppure prendono arbitrariamente le armi o si abbandonano a eccessi e violenze non eseguendo l’ordine di desistere intimato da un loro superiore: condannare a 10 anni di reclusione i promotori e gli organizzatori di una rivolta. b. Nel codice della navigazione italiano, la forma più grave di ammutinamento, che si configura quando più di un terzo delle persone imbarcate su una nave mercantile, equipaggio e passeggeri, tumultua contro il capitano e non ne esegue l’intimazione, ripetuta tre volte, di sciogliersi, o trascende ad atti di violenza.

Quindi attenzione, la rivolta in alcuni suoi aspetti è un reato.

Andiamo avanti. Che cosa è una insurrezione?

Insurrezióne s. f. [dal lat. Tardo insurrectioonis, der. Di insurgĕre «insorgere»]. –1. Movimento collettivo di ribellione, in genere violenta, contro un’autorità; in partic., sollevazione in armi (i. armata) di un’intera popolazione o parte di essa contro i poteri dello stato, allo scopo di sostituirne l’organizzazione (in tutto il territorio nazionale o in una sua parte) con altra che essa tende a creare: lo scoppio, l’estendersi di un’i.; promuovere un’i.; reprimere un’i.; l’i. milanese del 1848 contro gli Austriaci; l’i. della Comune a Parigi nel 1871. 2. fig., letter. L’insorgere improvviso e violento di un sentimento, di un impulso, di un fenomeno psicofisico, e sim.: non riusciva a frenare l’i. del proprio istinto di ribellione; aiutava la matrona a domare le i. del temperamento sanguigno (Bacchelli).

Ora, stando a queste due definizioni, quella di Reggio è a tutti gli effetti una insurrezione, e non una rivolta.

L’insurrezione di Reggio fu, inoltre, un impressionante esempio di oblio televisivo massmediatico, ce lo dice Fabio nel suo saggio. La gran parte della copertura mediatica di quei mesi fu garantita dai singoli, da molti quotidiani con firme prestigiose (molte del nord) e dai mass media stranieri (BBC su tutti). La RAI censurò per un lungo periodo volutamente le notizie su quanto stava accadendo. Esattamente quello che la stessa RAI sta facendo nei confronti della censura sulle lotte ambientaliste in Germania o in mille altri casi, e su questo se vorrete ci torneremo dopo.

Altre questioni che lascio qui sul tavolo, sulle quali sarebbe bello confrontarsi:

  • È stato forse l’unico episodio del genere che non ha coinvolto una sola classe sociale ma, trasversalmente, tutta la cittadinanza. Come in tutta la mitologia insurrezionalistica, è stato fondamentale il ruolo dei bambini.
  • È stato un episodio che ha avuto la DC locale e la Curia, in un primo momento, come grandi centri di catalizzazione.
  • È stata una delle più brucianti sconfitte del PCI dell’epoca, che in quegli anni voleva accreditarsi come partito istituzionale e democratico, lasciando indietro le rivendicazioni di un ceto popolare che non si sentiva adeguatamente rappresentato dai politici dell’epoca. Lotta Continua, con il famoso intervento di Sofri, fu l’unica forza (extraparlamentare) di sinistra che riuscì a intercettare questo malcontento, ma oramai era troppo tardi.
  • Solo in un secondo momento sono subentrate le destre eversive, a offrire rappresentanza a quel ceto popolare e impiegatizio che coltivava un secolare senso di risentimento contro l’asse politico socialista e democristiano che aveva nelle concentrazioni politiche catanzaresi e cosentine i loro punti di forza.
  • Fu una insurrezione fomentata dalla brutalità di alcuni reparti della celere (il “Padova” su tutti) che all’inizio si abbandonarono a pestaggi indiscriminati di ogni tipo, arrivando a orinare in bocca ai manifestanti fermati (testimonianza, questa, riferita dal sindaco democristiano di Reggio Piero Battaglia, che consegnò una corposa documentazione fotografica a Forlani, che la fece sparire).
  • Fu il luogo in cui le destre eversive (Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale) fecero le prove generali del tentato Golpe di dicembre del ’70.
  • Fu una insurrezione con un profondo sottotesto conflittuale nei confronti di un potere economico e politico percepito come personalistico, clientelare, corrotto, marcio. Fu una insurrezione con connotati eticamente genuini, almeno nella sua fase iniziale.
  • Fu una insurrezione popolare con dei tratti pomposamente e retoricamente meridionali. La tregua durante la discesa del quadro della Madonna per le vie della città ritengo sia uno dei momenti di più alta tensione nazionalpopolare mai accaduti in italia dal dopoguerra.
  • Il cinema italiano è sempre stato ideologico. Sull’insurrezione di Reggio, per via dello stigma fascista, non vi è stata mai nemmeno una produzione filmica di rilievo. Questo silenzio, negli impegnati anni Settanta, mi risuona assordante.

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